IL PODERE E LA VIGNA

IL PODERE E LA VIGNA

 

Siamo a Tarano, in provincia di Rieti, nel nord del Lazio e proprio nel bel mezzo della nostra incredibile Italia.

Precisamente nel margine occidentale dei Monti Sabini , riparati dal preappennino laziale e giusto al confine con l’Umbria.

La nostra terra si trova ad una quota di circa 300 m s.l.m. e le vigne affondano le radici su terreni caratterizzati da una successione di argille, sabbia e limo di epoca Plio -Pleistocenica.

L’azienda agricola ha una superficie di 26 ettari, di cui attualmente 3.6 sono destinati alla vigna, 3.2 agli olivi, 1.5 alle nocciole di varietà tonda gentile, 6 ai seminativi.

Il resto è tutto prato e pascolo polifita e boschi.

 

Il panorama qui da noi non è il classico da cartolina delle aziende vitivinicole di oggi.

I vigneti sono una piccola parte della natura che ci circonda, la natura è più selvatica, impervia, tra pendenze, boschi e oliveti.

Non ci sono monocolture dominanti, ringraziando Dio. E’ un paesaggio rurale vero del centro Italia, come era una volta.

Nel 2007 ho preso in mano questa azienda agricola che era stata di mio nonno e poi di mio padre, poi abbandonata per anni. E’ iniziata la mia avventura e da subito ho approcciato il lavoro in agricoltura biologica, certificando il nostro lavoro con Bioagricert. Non ho fatto altro che rispettare questo luogo, ascoltarne i ritmi e cercare di capirlo. Ho piantato i cipressi nel viale, qualche albero da frutta e rimesso in moto il Podere. Gli ulivi sono stati potati piano piano, anno dopo anno, per ridargli la loro forma e vitalità. Poi abbiamo allestito un orto estivo per mandare le verdure al Panificio a Roma e reintrodotto con il tempo qualche animale in azienda. La campagna deve essere viva, ci deve essere vita.
Anni dopo, nel 2017, è partito ufficialmente il progetto del vino ed i reimpianti della vigna mantenendo le varietà autoctone che già avevamo, lascito di chi mi ha preceduto. Il sesto di impianto è stato mantenuto. Le viti sono allevate a Guyot, ma ho mantenuto l’altezza che usava mio nonno. Sono a 90-100 cm da terra e questo aiuta molto le piante a difendersi dall’umidità e dalle malattie, a captare più sole e vento, risulta molto valido anche nella difesa dai cinghiali o altri animali selvatici. L’ esposizione è est – ovest piena.
Ho instaurato relazioni con miei vicini più scrupolosi che non avevano ceduto al richiamo dei vitigni internazionali degli ultimi decenni o che almeno avevano salvato parte della loro storia, parte di quelle vigne cosi ricche di storie contadine. Questo per avere profondità e maturità nei miei vini, laddove serve, con piante dai 60 agli 80 anni che curiamo e teniamo come delle “bellissime vecchie signore”, come le chiamo io.
In vigna siamo meticolosi e attenti a ciò che facciamo, dietro ogni cosa c’è studio ed esperienza, istinto quando serve. Lascio esprimere alla vigna la sua bellezza, le sue peculiarità, ogni parcella ed ogni vitigno ha le sue unicità, sono differenti. Il nostro lavoro è a mano, con pazienza. Potatura, spollonatura,cimatura,diradamento…fino alla raccolta in piccole cassette per controllare meglio e salvaguardare la qualità delle uve che abbiamo curato così tanto. In inverno facciamo dei sovesci per nutrire il terreno, dei tagli per arieggiare le radici. In primavera gli unici trattamenti che facciamo sono con rame e zolfo, in piccole quantità e quando necessari.
L’attenzione in campo è massima perché tutti i miei vini sono il risultato del lavoro delle mani nel vigneto, poi in cantina.
Ho sempre creduto molto in questa terra, è il mio terroir, io mi sento parte di lui e so quello che può dare, lo vedo. Il mio obiettivo è raccontarlo nella sua purezza, nel suo essere.
Ci sono le more che crescono ai lati del vigneto, la lavanda, menta selvatica dappertutto, i tartufi che crescono da soli nel sottosuolo del noccioleto, vicino le roverelle, le querce. Gli animali miei e quelli selvatici danno vita alla terra, fanno il loro con disinvoltura. C’è un piccolo stagno che mio nonno fece per metterci dei pesci e che da decenni ospita rane, insetti di tutti i tipi e altri animali, ci vanno a bere gli animali, dai porcospini ai tassi…c’è natura che vive, energia.
Sul colle c’è il vecchio casolare, di fine 1800. E’ stata casa, ma anche la scuola per i piccoli borghi del vicinato nel secolo scorso. In futuro chissà, ci sono molte idee.